Questione di scelte…

Solo per gli intelligenti

Oggi propongo pane duro per gente intelligente, un discorso alto e altro che non si trova sulle pagine di un quotidiano, voglio lanciare la sfida! In un passato non tanto lontano si parlava di alienazione, termine tanto caro alla cultura di sinistra e usato sotto altre forme dalla cultura di destra. L’alienazione, almeno per chi la avvicina come oggetto di studio è l’espropriazione dell’essere. In un mondo che è sotto il segno dell’ambiguità dell’essere. Per dirla con una battuta cara agli anziani: non ci sono più i valori di una volta! L’individuo si presenta come teso tra i due poli opposti del conformismo che è immobilismo, farsi scegliere, farsi vivere addosso e l’arbitrari­smo: lo scegliere non per una motivazione di bene ma per impulsività, istintività sottratta alla ragione o ideologia. Possiamo considerare l’alienabilità partendo dal dinamismo della volontà perché di fatto la volontà si orienta verso gli oggetti del sistema mondo che sono proporzionati (concreti, ambigui, con una determinata condizione di esistenza e gradazioni diverse di positivo e ne­gativo); la volontà può bloccarsi su un aspetto positivo proporzionato considerandolo come proprio, e questo può accadere per ignoranza, per un filtro ideologico di comodo, per una rinuncia alla mediazione della ratio, ecc..

La scelta di un bene proporzionato può avvenire perché basata su motivazioni fragili o interessate allora la scelta sarà fragile com’è fragile il punto da cui si origina, o per immedia­tismo che è la eliminazione della mediazione razionale e di una scala di valori senza discutere: io voglio e basta… in questo modo ci si può fermare su un vantaggio senza avere presente gli svantaggi che ne conseguono. L’esempio classico è quello che i desideri della gola non vanno sempre d’accordo con quelli dello stomaco:bevo dell’acqua gelata quando sono sudato, ho un sollievo immediato, ma un blocco intestinale dopo. Non si tiene conto che il confine tra vantaggi e svantaggi è legato all’assiologia. L’immediatismo quindi da la precedenza ai vantaggi immediati (cioè quelli visti senza la mediazione della ragione, della fede, del sapere scientifico, facendo compiere azioni non motivate piena­mente e rendendo prigionieri perché pur dando un certo vantaggio che sembra libertà, con­fonde la libertà con la spontaneità e l’istinto. Hegel la chiama la cattiva divinità che esige adoratori ed ha i suoi culti … E’ cattiva nel senso etimologico, da captivus, prigioniero, perché rende tali. Anche il togliere la dimensione religiosa è un forma di alienazione perché si espro­pria l’essere di una componente fondamentale ed indispensabile; nell’est, non c’è stato sol­tanto il crollo ideologico ma anche quello economico che per Marx era il punto centrale (la disalienazione del lavoro): gli utili del lavoro infatti non andando ai lavoratori stessi ma allo stato burocratico, ha portato le persone ad una disaffezione del lavoro e ad un amore spassionato per l’alcool e la peggior specie dei vizi tipici del capitalismo. L’alienazione quindi è l’espropriazione dell’essere, dove la volontà, falsata dall’imme­diatismo o dalla mediazione fragile, invece di tendere al bene in quanto bene, assolutizza un aspetto di vantaggio fragile e immediato e tende soltanto a questo; la conseguenza è una diminuzione d’essere dell’uomo. C’è da chiedersi allora se la volontà è libera o alienata.La libertà è una dimensione della volontà; è una tensione auto-determinante (non au­tomatica), non causata ad extra ma ad intra. La libertà quindi è la capacità radicale ad esprimere decisioni (de-cidere, re-cidere: tagliare ciò che impedisce la realizzazione del progetto); questa è la forza dell’uomo: la libertà è il condensato dell’essenza dell’uomo. La libertà interiore è assenza di impedimenti intrinseci al soggetto che blocchino il dinamismo decisionale; è la possibilità di auto-determinarsi, auto-decidersi, auto-causarsi.E’ la capacità di dire “io voglio”; decidere di farsi dono all’altro è la massima libertà perché l’oblazione è l’opposto dell’alienazione. L’esistenziali­smo fa coincidere l’uomo con la sua libertà mentre E. Fromm dice che la libertà dell’uomo consiste nel dare la luce a se stesso. Ogni atto libero quindi struttura e statura l’essere, ogni atto di decisione non si ferma sull’episodio, ma ritorna sull’essere, incide sull’essere. Ogni atto decisionale interiore non è fine a se stesso, ma comporta una percezione valutativa, è dare una risposta innanzitutto a se stessi (responsorialità come modo d’essere); conseguenza di questo è la responsabilità (capacità dell’uomo di rispondere del suo atto alla sua coscienza e alla sua coscienza storica). Ecco allora arrivati al termine: decisionalità, responsorialità responsabilità. Un trinomio che vale solo per le persone intelligenti.

~ di COUNSELING ATE su 19-01-08.

2 Risposte to “Questione di scelte…”

  1. Sicuramente una dissertazione intelligente.
    Mossa da altrettanto intelligenti e documentate argomentazioni.
    Non si può estrapolare dal contesto sociale una decisione o una scelta presa in considerazione. Il discorso muove dal presupposto che io abbia una coscienza, la quale mi spinge a valutare le mie scelte ed a interpretarle da un punto di vista di istintività, piuttosto che responsabilità legata alle conseguenze.
    Ad oggi, forse più di ieri, la realtà occidentale, riempie la pancia dei potenziali ribelli.
    Si sa, la rivoluzione con la pancia piena non si può fare.
    Fatto il salto dalla cloaca assordante di anime ormai irrecuperabili, mi trovo concorde con questa riflessione. Facciamo distinzione tra decisioni, impulsi, responsabilità, condizionamenti e quant altro.
    Chiudo con una domanda: ma se la naturalezza viene comunque veicolata dalla responsabilità e quindi diventa decisione, non siamo forse più alienati noi che ci rendiamo conto , piuttosto che coloro che no sanno di essere alienati e quindi vivono realmente liberi?

  2. Ho letto con interesse la proposizione e quello che mi ha più interessato sono state le due ultime righe.-Responsabilità- La libertà come il detto in ambito sociale è quella cosa che termina dove inizia quella di un altro.
    E evidente che teoricamente questa affermazione è restrittiva sia in ambito teorico che pratico,la si accetta responsabilmente solo in quanto la la sua devianza provocherebbe una sociale carneficina. Non che ciò non sia in atto. Esaminando il perchè di una situazione siffatta mi viene da pensare che la colpa sia una sola,l’ignoranza dovuta alla maleducazione. Vi sono anime elette che comprendono da sole questa verità non vi è alcun bisogno di insegnare alcunchè. Vi è la maggioranza viceversa che è ancora pregna degli istinti primordiali della sopravvivenza nei quali l’istinto di prevalere non considera affatto
    il concetto di libertà,non sa nemmeno cosa sia. Non conosce altresì
    il concetto di responsabilità in quanto l’istinto di sopravvivenza è riferito solo all’appagamento delle proprie esigenze e questo concetto
    per quanto possa sembrare inesatto è riferito alla propria sopravvivenza. Io sono responsabile di me stesso e quindi agisco di conseguenza. Sia chiaro che questo pensiero non viene fatto in modo
    cosciente,sarebbe infatti l’inizio di una coscienza civile,non esageriamo.
    Non ghettizziamo però queste anime belle la cui colpa è solo quella di una ragione puramente egoistica,anche loro posseggono un’intelligenza
    forse un pò soppressa,male indirizzata,sicuramente diseducata.
    “La fuori c’è la giungla,se non lo fai tu tu lo fanno gli altri”,questi sono
    gli insegnamenti che vengono dati a questi”scarrafoni”,che pure sono dotati di intelligenza,che anno spirito vigile,e magari sono anche dotati di una mente geniale. L’Educazione,l’educazione civile,è questa che manca a livello planetario,con essa procede la Responsabilità. Il come
    appartiene ad un altro capitolo.

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